Meditazione zen

Namastè

Oggi in occasione della pasqua, colgo l’occasione di augurarvi una buona rinascita.

Ecco perchè ho deciso di parlarvi del percorso che ho intrapreso con i mie allievi, un percorso fatto di ascolto e comprensione del nostro corpo e delle nostre sensazioni.

UN PERCORSO ZEN

Un percorso che inizia con la presa di coscienza dei nostri pensieri, delle nostre attitudini mentali, scollegate dal corpo e che finisce con l’ unione di queste 2 entità che sono IL CUORE E LA MENTE.

Sono veramente GRATA di avere la possibilità di entrare in contatto con le anime dei miei allievi che ringrazio e celebro con queste parole, perché grazie alla condivisione,  riesco a collegarmi a quella scintilla, al motore della mia vita, che è l’amore, la comprensione e la compassione nelle relazioni.

NAMASTE’

Perché ho deciso di creare un percorso per vivere ZEN?

Tutto nasce dalla mia prima meditazione.

A quanti anni ho iniziato a meditare?

La mia prima meditazione, intesa come pratica in cui ho ascoltato il mio silenzio, l’ho sperimentata a 19 anni, con un maestro Zen, esso mi ha accompagnato nel mondo della medicina cinese insegnandomi la teoria dei 5 elementi, la filosofia dello yin e yang che governano il nostro corpo.

Mi ha insegnato che ogni emozione che viviamo si riflette in un organo, influenza una funzione fisica e mentale, stabilendo una stretta connessione tra corpo e mente governata dalla nostra energia.

Ma con il passare degli anni ho capito che, forse, la mia prima meditazione è avvenuta nel momento in cui ho sperimentato sulla mia pelle, un lutto, all’età di 12 anni.

In quel momento mi sono trovata ad affrontare le sensazioni fisiche della sofferenza.

In che modo?

L’approccio del mondo occidentale è quello di mascherare con un bel sorriso (finto) i nostri disagi, riconoscendoli sbagliati, negandoci totalmente la possibilità di entrare in contatto con la parte più vera e intima del nostro essere.

Con questo atteggiamento, creiamo anche le nostre relazioni, in cui difficilmente ci sentiamo liberi di manifestare ciò che proviamo, confutando cosi anche la possibilità di ricevere aiuto o un gesto d’amore nei confronti di chi ci ama.

Poi arriva il concetto della morte.

La morte scandalizza la nostra visione autocentrata, il nostro “tutto bene sempre”, e ci porta ad abbandonare il nostro controllo.

La morte, non può essere addomesticata, non può essere commercializzata ma ti collega inevitabilmente alla caducità della vita.

Cosi è successo a me, collegandomi alle sensazioni di sofferenza, ho imparato a riconoscere quell’emozione senza avere la possibilità di cambiarla, la sofferenza, in quel tempo,  aveva trovato un luogo dentro di me, dove abitare senza sentirsi sbagliata, senza il bisogno di essere scacciata.

Abitando in un corpo triste, ho saputo abbandonare ogni resistenza, ogni giudizio, senza voler opprimere le mie ferite, cercando di contattare LA CONSAPEVOLEZZA, L’ INFINITA PAZIENZA, COMPASSIONE E COMPRENSIONE NEI CONFRONTI DI ME STESSA.

Queste qualità di ascolto sono state fondamentali per poter vivere e riconoscere l’amore , la fiducia e la speranza nella vita.

La consapevolezza è fatta di sensazioni fisiche e di ascolto del nostro respiro.

Come coltivare la consapevolezza? Con la meditazione.

La meditazione ci insegna ad ascoltarci e ascoltare l’altro per entrare in uno stato totale di comprensione e compassione, in totale assenza di giudizio.

La consapevolezza di noi stessi e nella nostra vita può essere una chiave alla soluzione della sofferenza per tutti.

La meditazione mi ha aiutato a vedere la luce in ogni angolo buio dell’esistenza, mi ha sradicato da un paesaggio senza cielo per poi portarmi in un terreno fertile dove mettere le mie radici.

Mi ha regalato un corpo.

Grazie ad essa ho scoperto di respirare.

Mi ha insegnato a sentire.

Mi ha fatto percepire il momento e il luogo.

Mi ha insegnato ad assaporare qualsiasi cosa stessi vivendo, senza esclusione.

Direi che mi ha messo al mondo.

Questo percorso offre a tutti la possibilità di trasformare la vita quotidiana in un’esistenza di consapevolezza, ricca di creatività e di benessere, per poter così, superare tutte le avversità che ci impediscono una vita gioiosa e armoniosa.

Ci permette di fare di ogni esperienza, una condizione piacevole e non obbligata, di trasformare la nostra vita in un meraviglioso racconto di cui noi siamo i protagonisti, non le comparse.

La consapevolezza del mio corpo quando sta bene, quando ama, quando contempla la bellezza, quando celebra la natura, quando si nutre di un’emozione sana è un luogo meraviglioso da vivere.

Riuscire a vivere la giornata in consapevolezza è un’esperienza impagabile perché ci permette di renderci conto di quanta felicità possiamo vivere, di quante infinite opportunità la vita ci offre.

Il focus della vita per lo zen è trovare il cuore di noi stessi in ogni dove; vivere il tempo, e non lasciarsi vivere dal tempo.

Anche quando ci sentiamo soli, abbandonati, impotenti, relegati in un angolo della nostra esistenza, quando dobbiamo fare scelte importanti e ci sentiamo il mondo intero sulle spalle, con una buona dose di consapevolezza possiamo accorgerci che ogni nostra azione dipende dal dialogo, che abbiamo con noi stessi, con le altre persone e tutto ciò che ci circonda.

Nessuno è solo e nessuna nostra azione è slegata dal rapporto con gli altri; persino il comportamento più egoista non risulterà davvero utile soltanto per noi stessi. Non dimentichiamoci che siamo tutti collegati.

Quello che in questo momento sento nei confronti della pratica zen è la gratitudine che si prova per i doni estremi.

Non mi ha mai chiesto di essere esemplare, di essere eroica, di avere un ideale.

Non mi ha mai chiesto di cancellare, di cambiare o di diventare qualcun altro.

LO ZEN

Lo Zen è principalmente una pratica meditativa che si è sviluppata principalmente in India e introdotta in Cina nel VI secolo.  Fondato da Siddhartha Gautama, più tardi conosciuto come Buddha, lo Zen comporta la trasformazione dei nostri processi mentali e l’equilibrio delle nostre vite. Si diffuse dalla Cina, dove si chiamava Chan, al Vietnam, dove si chiamava Thien, e infine alla Corea (come Son), e al Giappone (come Zen).

Lo Zen non è una religione

È un elemento centrale del buddismo Zen, ma persone di altre religioni possono praticare lo Zen. Non è necessario essere religiosi per impegnarsi nello Zen. Inoltre, non è richiesto di aderire a un insieme specifico di credenze, poiché lo Zen è caratterizzato dal suo carattere inclusivo.

La chiave è la conoscenza di sé stessi

È un’introspezione e un’indagine approfondita delle nostre sensazioni per vivere serenamente ogni momento della nostra fantastica vita.

Gli argomenti trattati nel percorso ZEN li trovi a questo link: Corso di meditazione zen online

GRAZIE

Per avermi letto, ascoltato, spero che le mie parole vi siano risuonate.

Per info Scrivimi ad info@20olistici.it

A presto

NAMASTE’

DARIA